Situato anch’esso all‘interno dell’antico quartiere del Terraio in un isolato di forma regolare che conserva nel suo insieme caratteri di grande valore architettonico, l’ ”ex palazzo Medici” rappresenta una delle più importanti testimonianze rinascimentali di Terranuova.
Secondo studi recenti, è stato identificato come parte della dimora del grande umanista del Quattrocento Poggio Bracciolini. La residenza del Bracciolini è stata localizzata nella zona ad ovest dell’attuale Via Mazzini, tra Via Roma (la “via dinanzi” del Catasto) e Via Concini, col cavalcavia situato su Via Medici (la “via dietro”).
L’ “ex palazzo Medici”, per l’esattezza, può essere identificato con la “casetta di dietro” della dichiarazione che è già citata fra le proprietà del Bracciolini nell’Estimo del 1412.
Nello spazio libero di fronte al porticato, tuttora esistente ma che ora appartiene alla fattoria ex Canevaro, era situato quel giardino che Poggio, come afferma in un’epistola all’amico Niccoli, voleva adornare con “oggetti antichissimi”.
Lì soleva conversare con gli amici letterati di Firenze ed Arezzo, come in una sorta di nuova Accademia Platonica o “Valdarnina” come amava definirla l‘umanista. La famiglia Bracciolini subì un tracollo in seguito alla congiura dei Pazzi in cui fu coinvolto Jacopo, figlio di Poggio, che fu condannato per questo alla pena capitale; il fratello Filippo, che in un primo tempo era stato imprigionato, riuscì però a tornare in libertà e a recuperare molti dei beni di famiglia (fatta eccezione per i libri e le opere d’arte antica che erano state “incamerate” dai Medici.
Filippo aveva comunque tre figlie femmine e i suoi beni passarono sotto il controllo prima dei loro mariti e quindi dei Concini. Due delle figlie di Bartolomeo Concini si sposarono poi, all’inizio del XVII secolo con esponenti delle famiglie Ricasoli e Medici della Castellina e tutti i possessi terranuovesi, compresi i palazzi e i poderi, furono spartiti tra le due famiglie.
Fino al 1822, comunque, il complesso dell’edificio già di Poggi Bracciolini risulta appartenere a “Luigi di Francesco Medici”. Le sale di rappresentanza del palazzo, che si trovavano nell’ala con prospetto su Via Roma, vennero rase al suolo durante gli eventi bellici del 1944. Anche il cavalcavia citato da Poggio, che appare ancora nella mappa del Catasto Lorenese, fu distrutto nella stessa occasione, ma ne sono rimaste le tracce sulla parte posteriore dell’edificio che dà su Via Medici.
Più volte rimaneggiato durante i secoli, l’immobile, pur conservando ben poco del suo assetto rinascimentale, ha ancora nel suo insieme caratteristiche architettoniche di un certo interesse. Di pianta rettangolare e articolato su due piani più il piano terra, il palazzo presenta lungo tutta la facciata una serie di finestre regolari disposte in asse, con riquadrature e davanzali in pietra, che spiccano sulla facciata intonacata. Sul fianco laterale, prospettante una corte interna oggi appartenente alla ex fattoria Canevaro, s’intravedono i resti di un doppio loggiato a cinque luci attualmente tamponato. Il porticato inferiore, più antico, è costituito da archi a sesto molto ribassato in mattoni con capitelli corinzi in pietra arenaria ora inseriti nella muratura. Quello superiore, ad archi ribassati e tozzi pilastri in mattoni, poggiava su un davanzale continuo in pietra di cui sono ancora visibili le tracce.
Caratteristico del primo impianto rinascimentale, un piccolo portale a mensole concave con riquadratura in pietra, ora ridotto a finestrella, è posto sul lato che s’affaccia su Via Medici.
Per quanto riguarda gli interni, l’assialità planimetrica dell’edificio insieme ad alcuni motivi architettonici come un soffitto a cassettoni situato al piano nobile, sono gli ultimi resti dell’impianto cinquecentesco.
Il palazzo, infatti, nel corso dei secoli, fu più volte trasformato anche internamente per sopravvenute esigenze funzionali.
Varcato l’attuale portale d’ingresso che introduce nell’ex loggiato del pianterreno, una piccola scala in pietra guadagna i piani superiori. I soffitti e gli affreschi con motivi e decorazioni a stampa, dei vasti ambienti che caratterizzano il piano nobile, sono da considerarsi frutto dei dettami della moda settecentesca. Coeva a tale ristrutturazione è la cappella arricchita da stucchi e decorazioni barocche, che si trova nel pianerottolo del primo piano. Completa la costruzione il secondo e ultimo piano con ambienti sottotetto a travatura lignea e manto di copertura in tegole e coppi tradizionali.