La suddivisione regolare della città in quartieri servì a sistemare in ordine all’interno dei sei popoli del contado che divennero i suoi primi abitanti: il popolo dei Mori e quelli di Ganghereto, del Pozzo, del Terraio, di Pernina e delle Cave. Le popolazioni che nel XIV secolo si trasferirono dentro il castello portarono con sé le loro tradizioni popolari e religiose, ricostruendo all’interno delle mura le chiese dei villaggi che avevano abbandonato e mantenendo il toponimo d’origine nella loro dedicazione. Ciò permise ad ogni gruppo di conservare attorno alla sua chiesa e nel suo quartiere la propria identità: furono così costruite le chiese di San Niccolò a Ganghereto, di San Bartolomeo al Pozzo, di Santa Maria a Pernina (dove affluiva anche il popolo delle Cave, di San Biagio ai Mori e di San Niccolò al Terraio, quest’ultima oggi scomparsa. Alle chiese dei diversi popoli si affiancò quella di tutta la comunità dedicata alla Vergine.
La Piazza centrale, punto di incontro e di sviluppo dei due percorsi principali che collegavano materialmente e visivamente la struttura urbanistica con le mura, era anche il cuore pulsante della città.
Essa si trovava in posizione perfettamente centrale rispetto ai quattro quadranti in cui fu diviso il paese, ognuno dei quali divenne dimora dei sei popoli che andarono a comporre il primo nucleo di abitanti di Terranuova.